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Una promessa mantenuta: casualità e semplici coincidenze?

A cura del Dott. Giuseppe Martinelli, ginecologo presso l’Aventino Medical Group, Roma  Quando il frate dell’Ordine dei Vincenziani ci sposò, Giulia ed io, promettemmo di dedicare parte del nostro tempo e della nostra professione alle Opere gestite dal loro Ordine. L’occasione arrivò qualche mese dopo che avevo concluso il mio lavoro in ospedale, con la risoluzione unilaterale del contratto. L’invito inaspettato L’amica pugliese di mia moglie, suora Vincenziana e responsabile della Caritas in Albania, che d’estate veniva spesso a rinfrescarsi nelle colline lucane, alla notizia della mia nuova disponibilità colse subito l’occasione. Mi propose di raggiungerla in Albania, nella provincia di Elbasan, dove dirigeva una casa famiglia a Mollas e un centro di accoglienza per adolescenti a Cerrik. Lì, tante donne non avevano alcun accesso alla prevenzione o a un’assistenza ginecologica: non si controllavano da anni. Una giovane donna in cerca di aiuto Fu in quel contesto che mi chiesero di occuparmi di una giovane ragazza che collaborava con le suore nella gestione della casa famiglia, che ancora oggi accoglie una dozzina di bambini abbandonati.La ragazza desiderava ardentemente una gravidanza, ma aveva già vissuto almeno due aborti spontanei tardivi. La visita ginecologica sembrava normale, ma grazie all’ecografia — effettuata con un apparecchio portato dall’Italia e rimesso in funzione grazie al Rotary del Distretto Puglia e Basilicata — emerse la causa: un setto uterino che dimezzava la cavità e impediva una gravidanza a termine. Una soluzione possibile L’unica possibilità era la rimozione del setto, un intervento di metroplastica in resettoscopia isteroscopica, da eseguire in anestesia generale con tecnica mini-invasiva. Era necessario trovare una clinica attrezzata, con sala operatoria, strumentazione adeguata e personale preparato: non semplice in Albania, né economicamente accessibile. La clinica, la partenza, l’intervento Grazie alla provvidenza delle suore — e alla tenacia della paziente— fu trovata una clinica privata disposta a sostenere i costi, a patto che fossi io l’operatore.Stabiliti i tempi e il momento migliore, partii per l’Albania. Mi occupai della preparazione preoperatoria, coordinai il personale della sala e verificai l’efficienza dello strumentario. L’intervento si svolse regolarmente e la paziente fu dimessa nel pomeriggio stesso, dopo poche ore di osservazione. I controlli e l’attesa Seguì un periodo di controlli a distanza, mediati dalle suore, con la raccomandazione di attendere prima di cercare una nuova gravidanza. Dopo qualche mese, il ciclo si normalizzò e i sintomi si attenuarono già dal primo ciclo.Le visite ginecologiche ed ecografiche, regolari ogni trimestre, confermarono che finalmente era possibile concepire. Una nuova vita L’attesa fu breve. La paura che la gravidanza potesse finire come le precedenti era grande, ma le cure, le attenzioni — e la volontà del Signore — permisero di arrivare fino al settimo mese.Nel frattempo, la paziente si era trasferita in Grecia con il marito. Fu ricoverata in ospedale e diede alla luce una bambina, prematura ma viva e vitale, che ancora oggi riempie di gioia la loro casa. Il 2 settembre 2023 suor Camilla mi scrisse:«Ciao Beppe, Bona mi ha mandato questo messaggio, sono felicissima. Grazie a te per la tua professionalità.»E il messaggio della giovane donna diceva:«Buongiorno Mater Camilla! Ieri ho dato alla luce una bambina. Sto molto bene. Grazie mille! Grazie a voi oggi sono MADRE!» Coincidenze… o amore per il proprio lavoro? Casualità o semplici coincidenze? Forse. Ma anche un po’ di determinazione e tanto amore per il proprio lavoro, che rappresentano il compenso più autentico e gratificante per il tempo dedicato agli altri. Una missione che continua La collaborazione con la casa famiglia prosegue. Ora siamo in tre medici a recarci periodicamente in Albania: mia moglie Giulia, endocrinologa e internista; l’amico pediatra Giuseppe, che tutti chiamano Pino; e io, ginecologo. OGNI VOLTA CHE ANDIAMO, È UNA FESTA! Un modo semplice e concreto di mettere la nostra professione al servizio di chi ne ha più bisogno.

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“Missione bagno”: perché l’intestino si blocca in vacanza? 

A cura della Dott.ssa Valeria Gianfreda, Chirurga colonproctologica e del pavimento pelvico – Aventino Medical Group, Roma Quando la vacanza manda l’intestino in tilt Nuovi orari, letti diversi, clima caldo, meno privacy… e l’intestino si ribella. Molte persone sperimentano in vacanza un rallentamento del transito intestinale, con gonfiore, pesantezza e difficoltà a evacuare. Sono disturbi comuni, ma ancora troppo spesso sottovalutati. Anche chi a casa è regolare può sentirsi improvvisamente “bloccato” dopo pochi giorni di viaggio.  Cosa cambia davvero in viaggio? I fattori che incidono sono numerosi: ● La dieta da hotel, spesso ricca di proteine e povera di fibre● La riduzione dell’attività fisica● L’alterazione del ritmo sonno-veglia● La disidratazione, soprattutto in estate● E anche l’imbarazzo ad andare in bagno fuori casa Tutti questi elementi rallentano la peristalsi, cioè i movimenti naturali dell’intestino che favoriscono l’evacuazione. Il tabù da superare: come andiamo in bagno Se parlare di intestino è ancora un tabù, affrontare come si evacua lo è ancora di più. Eppure postura, tempi e forma delle feci sono segnali chiave del nostro benessere. Superare l’imbarazzo e imparare ad ascoltarli può davvero fare la differenza. Postura, tempi e abitudini: come si va davvero in bagno? Anche il modo in cui si evacua conta. La postura classica sul water – seduti a 90° – non è la più fisiologica. In posizione accovacciata, l’angolo tra retto e ano si raddrizza, facilitando il passaggio delle feci. Un piccolo sgabello sotto i piedi, che sollevi le ginocchia, aiuta a ricreare questa condizione, riducendo lo sforzo e prevenendo stipsi ed emorroidi. Altro aspetto fondamentale è il tempo: non bisogna trattenere lo stimolo, ma nemmeno passare troppo tempo seduti, magari leggendo o con il telefono in mano. L’evacuazione è un atto riflesso e coordinato, che va rispettato nei tempi giusti. Non ignorare i segnali: guarda dentro il water Osservare le feci è un gesto semplice ma spesso evitato. La Scala di Bristol, utilizzata in medicina, aiuta a classificare le feci in base alla loro forma e consistenza: ● Tipo 1-2: palline dure e segmenti secchi → segno di stipsi● Tipo 3-4: forma allungata e liscia → transito regolare● Tipo 5-6: frammenti morbidi o pastosi → transito accelerato● Tipo 7: liquide → diarrea o infezione Un cambiamento occasionale può essere normale. Ma se le alterazioni persistono o si associano a dolore, sangue o calo di peso, serve una valutazione specialistica. Come aiutare l’intestino a viaggiare con te Per evitare di “bloccarsi” in vacanza, è utile seguire alcune regole semplici ma ben fondate: ● Bere almeno 1,5–2 litri di acqua al giorno, aumentando in caso di caldo o attività fisica.● Assumere quotidianamente 25–30 grammi di fibre, combinando fibre solubili (avena, frutta, legumi) e insolubili (verdure a foglia, crusca, cereali integrali).● Muoversi ogni giorno: anche una passeggiata di 20–30 minuti stimola la peristalsi intestinale.● Rispettare i propri ritmi fisiologici, dedicando al mattino tempo per la colazione… e per andare in bagno, senza fretta né distrazioni. Nei casi in cui la regolarità non si ristabilisca spontaneamente, può essere utile ricorrere a: ● Fermenti lattici con ceppi specifici, come Lactobacillus rhamnosus GG, Bifidobacterium lactis o Saccharomyces boulardii, efficaci nel modulare la flora intestinale e ridurre il gonfiore.● Integratori di fibre che aumentano la massa fecale, come lo psyllium o l’inulina, da introdurre gradualmente e sempre con adeguata idratazione.● Blandi lassativi di tipo meccanico-lubrificante, come l’olio di vasellina. Si sconsiglia invece l’uso prolungato di lassativi osmotici, poiché possono disabituare l’intestino alla defecazione fisiologica. Queste strategie aiutano a mantenere la regolarità anche lontano da casa, evitando che una vacanza si trasformi in un disagio intestinale. Quando serve una valutazione specialistica Se la stitichezza persiste per oltre tre settimane, si presenta ciclicamente o interferisce con la qualità della vita, è consigliabile sottoporsi a una valutazione specialistica. Le linee guida della European Society of Coloproctology (ESCP), del National Institute for Health and Care Excellence (NICE) e della World Gastroenterology Organisation (WGO) raccomandano un approfondimento clinico in presenza di sintomi persistenti o associati. Tra i sintomi e segni di una possibile patologia: ● Prolasso emorroidale e/o associato a prolasso rettale interno o esterno● Sindrome da ostruita defecazione, che si manifesta come sensazione di evacuazione incompleta e frammentata● Dolori addominali di tipo colico a poussée Tra gli esami diagnostici possibili: Oltre alla visita colonproctologica, ecografia transanale, manometria anorettale e colonscopia, si può includere anche la RX defecografia dinamica. Una valutazione accurata consente non solo di escludere patologie, ma anche di personalizzare le terapie e migliorare la funzionalità intestinale nel lungo periodo. Segnali da non ignorare – secondo le linee guida ESCP e NICE Se compaiono uno o più di questi sintomi, è raccomandata una visita specialistica: ● Stitichezza persistente oltre le 3 settimane● Sensazione di evacuazione incompleta o blocco rettale● Sanguinamento anale ricorrente o sangue mischiato a feci● Calo ponderale involontario● Dolore addominale ricorrente● Familiarità per tumore del colon-retto o malattie infiammatorie intestinali● Alternanza tra stitichezza e diarrea L’intestino non va in ferie: ascoltalo Curare l’intestino significa migliorare la qualità della vita. Anche in vacanza, è possibile rispettare i propri ritmi, adottare piccole accortezze e – perché no – imparare qualcosa in più sul proprio corpo. Parlare di feci non deve essere un tabù: è un segnale di attenzione verso la propria salute.Chirurgia colonproctologica e pelvica – Aventino Medical Group

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Infradito, trekking improvvisati e dolori da souvenir

A cura del Dott. Patrice Gestraud, ortopedico presso l’Aventino Medical Group, Roma Quando l’estate mette alla prova piedi e articolazioni Ogni estate, ricevo in ambulatorio numerosi pazienti che rientrano dalle vacanze con dolori alle caviglie, ai piedi, alle ginocchia o alle mani.Camminare con calzature inadeguate, sollevare bagagli pesanti o cimentarsi in attività sportive non abituali può sembrare innocuo, ma in molti casi genera infiammazioni, sovraccarichi articolari o vere e proprie lesioni. L’esempio più comune è la tendinite, o addirittura la rottura del tendine di Achille. Succede soprattutto nei pazienti che non dedicano tempo al riscaldamento o allo stretching prima di mettersi a giocare, in particolare a tennis.  Sono disturbi frequenti, spesso sottovalutati, ma che – se non affrontati in tempo – rischiano di compromettere il benessere quotidiano anche a distanza di settimane o mesi. Scarpe leggere… ma non per le articolazioni Le infradito, le ciabatte piatte o le scarpe senza supporto sembrano perfette per l’estate, ma il piede viene costretto a lavorare male, senza stabilità né ammortizzazione.Questa condizione può provocare fasciti plantari, metatarsalgie, tendiniti del tibiale posteriore o del tendine d’Achille. Anche la postura può essere alterata, generando dolori alla schiena e al ginocchio.Nella mia pratica clinica, consiglio sempre di alternare scarpe aperte e chiuse, preferendo suole sagomate e plantari ergonomici quando si prevede di camminare a lungo. Quando il movimento improvvisato crea problemi Escursioni montane, passeggiate cittadine o sport in spiaggia sono ottimi per il benessere, ma devono essere affrontati con preparazione. Vuole dire di prendere il tempo di fare esercizi di rafforzamento muscolare 15 giorni prima delle vacanze.Ogni anno tratto pazienti che sviluppano: In questi casi, una valutazione clinica accurata e un’ecografia in sede ci permettono di capire subito la natura del problema e intervenire tempestivamente. Trattamenti conservativi e chirurgia mini-invasiva Approccio terapeutico e interventi chirurgici Quando possibile, le patologie vengono trattate con terapie conservative, come infiltrazioni, tutori, fisioterapia riabilitativa e ortesi su misura.Nei casi in cui il dolore persiste o la lesione è di natura strutturale, l’intervento chirurgico rappresenta spesso la soluzione definitiva. Tra le patologie trattate con tecniche chirurgiche mini-invasive rientrano, ad esempio:– alluce valgo, dita a martello e metatarsalgie– neuroma di Morton e fascite plantare cronica– tunnel carpale e dito a scatto–  cisti sinoviali e artrosi localizzate  – Artroscopia del ginocchio per trattare una lesione meniscale o ligamentosa. Percorso diagnostico e terapeutico integrato All’Aventino Medical Group è possibile eseguire in tempi rapidi ecografie muscolo-scheletriche e infiltrazioni ecoguidate.Per indagini di secondo livello, come radiografie, TAC o risonanze magnetiche, i pazienti vengono indirizzati verso strutture esterne di fiducia con cui esiste una collaborazione consolidata. Lo stesso approccio viene adottato nei casi in cui si renda necessario un percorso di fisioterapia: i pazienti vengono orientati verso centri qualificati in grado di garantire continuità e qualità nel trattamento. L’obiettivo è offrire un approccio integrato, efficace e personalizzato, riducendo i tempi di attesa e accompagnando il paziente in ogni fase del percorso terapeutico. Prevenzione prima, cura mirata dopo Se un dolore persiste dopo 2–3 giorni, peggiora col movimento o limita le attività quotidiane, è bene non ignorarlo.Con piccoli accorgimenti e una diagnosi precoce si possono evitare complicazioni e tornare rapidamente attivi. 👉 Se hai bisogno di chiarire un fastidio muscolo-articolare dopo le vacanze o desideri un parere specialistico, ti invito a prenotare una visita: valuteremo insieme il percorso più adatto.

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Mangiare fuori casa con una MICI: come godersi il pasto senza preoccupazioni

A cura della Dott.ssa Maria Lia Scribano, gastroenterologa  presso l’ Aventino Medical Group, Roma Quando mangiare fuori casa diventa complicato Se convivi con una malattia infiammatoria cronica intestinale (MICI), come la malattia di Crohn e la colite ulcerosa,  sai bene quanto possa essere difficile gestire alcune situazioni quotidiane. Anche quando la malattia è in fase di remissione, un pranzo al ristorante, un weekend fuori porta o un viaggio possono diventare fonte di ansia. La paura di una riaccensione, la difficoltà nel capire cosa c’è nel piatto o il timore di dover spiegare le proprie esigenze possono scoraggiare. Ma la buona notizia è che, con un po’ di organizzazione, è possibile vivere questi momenti con maggiore serenità. Cosa mangiare (e cosa evitare) se hai una MICI Non esiste una “dieta universale” valida per tutti, ma in assenza di specifiche controindicazioni, allergie o intolleranze alimentari personali, la dieta mediterranea è un’ottima alleata anche per chi ha una MICI. Quindi via libera a:  Meglio evitare: Tuttavia, specifiche intolleranze alimentari personali sono abbastanza frequentemente presenti nei pazienti con MICI, in particolare in fase attiva di malattia, nei confronti di alcuni alimenti, come:  Ricorda: ogni persona è diversa. Alcuni alimenti, se mal tollerati, possono essere reintrodotti gradualmente durante le fasi di benessere. In alcuni casi particolari (come in presenza di stenosi intestinale sintomatica o altre complicanze), è fondamentale seguire un piano alimentare personalizzato.  Non si può pertanto generalizzare e l’ approccio ideale è soggettivo, basato sull’osservazione attenta e sulla consulenza specialistica. Consigli pratici per mangiare fuori casa senza stress E se qualcosa va storto? Quando chiamare il medico Se compaiono sintomi come dolore addominale, diarrea persistente, sangue nelle feci, urgenza ad evacuare, febbre, è importante agire subito. Se sei in viaggio, può essere utile avere con te: Domande frequenti (FAQ) – Viaggiare con una MICI Come posso trovare un medico esperto di MICI all’estero? Contatta l’ambasciata o il consolato italiano del Paese in cui ti trovi: spesso possono indicarti specialisti locali. Puoi anche cercare ospedali universitari o rivolgersi ad associazioni pazienti come EFCCA (European Federation of Crohn’s & Ulcerative Colitis Associations) in Europa o Crohn’s & Colitis Foundation negli Stati Uniti.  Posso portare i miei farmaci in aereo? Sì, ma è importante avere una prescrizione medica in inglese e trasportarli nel bagaglio a mano, soprattutto se sensibili alla temperatura. Verifica prima le regole doganali del Paese di destinazione. Cosa fare se dimentico i farmaci o li finisco? Rivolgiti a una farmacia ospedaliera oppure a un medico locale, portando con te la documentazione medica e l’elenco dei principi attivi che assumi. E’ utile avere un’assicurazione sanitaria per viaggiare? Assolutamente sì, soprattutto per viaggi fuori dall’Unione Europea. Scegli una polizza che copra anche le malattie croniche e che preveda il rientro sanitario in caso di necessità. In sintesi Convivere con una MICI non significa rinunciare al piacere di viaggiare o mangiare fuori casa. Con consapevolezza e qualche precauzione, puoi farlo in sicurezza e con serenità.

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Voli lunghi e gambe pesanti? Il sangue non ama stare fermo

A cura del Dott. Alberto Caggiati, Chirurgo Vascolare – Aventino Medical Group, Roma Perché le gambe si gonfiano in viaggio Gonfiore, formicolii, senso di pesantezza: dopo un lungo volo o un viaggio in treno o auto, molte persone notano che le caviglie sono gonfie, a volte segnate dal bordo del calzino.Il motivo è semplice: restare seduti a lungo rallenta il ritorno venoso, cioè il flusso del sangue dalle gambe verso il cuore. La gravità accentua questo fenomeno, soprattutto se si indossano abiti stretti o si tengono le gambe incrociate a lungo. Giovani o meno giovani: chi è a rischio? Non è necessario avere una diagnosi di insufficienza venosa per avvertire pesantezza e gonfiore alle gambe dopo un viaggio. Anche persone giovani e in buona salute possono sperimentare questi sintomi, soprattutto dopo voli intercontinentali.Chi presenta fattori di rischio aggiuntivi – come familiarità per varici, uso di contraccettivi orali, fumo o disturbi della coagulazione – dovrebbe prestare particolare attenzione. In alcuni casi, può svilupparsi una trombosi venosa profonda, una complicanza seria ma prevenibile. I consigli utili per prevenire Durante un viaggio lungo, è utile adottare alcune semplici precauzioni: Le calze più indicate sono a compressione decrescente (classe I o II), con maggiore pressione alla caviglia e minore verso la coscia. Vanno indossate prima della partenza e tolte solo dopo l’arrivo. È fondamentale scegliere la taglia corretta e il modello più adatto con il supporto di un medico, evitando il fai-da-te. Quando fare una valutazione specialistica Se, anche dopo un breve spostamento, le gambe si gonfiano con frequenza o risultano dolenti, è consigliabile eseguire una valutazione specialistica. Un esame ecocolordoppler consente di escludere patologie venose più serie e di impostare un percorso personalizzato di prevenzione e trattamento.Viaggiare non dovrebbe mai compromettere la salute delle gambe: con poche e semplici misure, è possibile arrivare a destinazione leggeri… e ripartire in forma. Non solo gonfiore da viaggio: le diagnosi possibili Il gonfiore alle gambe può avere cause vascolari molto diverse, e non sempre è legato a un lungo viaggio. Una corretta valutazione permette di distinguere tra condizioni più comuni e forme potenzialmente più gravi. Per identificare correttamente l’origine del gonfiore e impostare un trattamento adeguato, è fondamentale eseguire una visita specialistica e, se necessario, un ecocolordoppler venoso. Ascolta i segnali del corpo, affidati a chi li sa leggere Un gonfiore persistente o ricorrente non è mai da sottovalutare. Se noti cambiamenti nella circolazione o sintomi insoliti, prenota una visita: la prevenzione è il modo più semplice per tutelare la salute.Chirurgia Vascolare – Aventino Medical Group

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Urologia in Estate: Consigli e Precauzioni per la Salute Urinaria

A cura del Dott. Alessandro Capozzoli, urologo presso l’Aventino Medical Group, Roma L’estate è una stagione di relax e divertimento, ma può anche essere un periodo di sfide per la salute urinaria. In questo articolo, esploreremo alcuni consigli e precauzioni per mantenere la salute urinaria durante i mesi estivi. Problemi Urologici Comuni in Estate 1. Infezioni del tratto urinario: le alte temperature e la disidratazione possono aumentare il rischio di infezioni del tratto urinario. 2. Calcoli renali: la disidratazione può aumentare il rischio di formazione di calcoli renali. 3. Irritazioni della pelle: il caldo e l’umidità possono causare irritazioni della pelle intorno ai genitali. 4. Rapporti sessuali occasionali e incontri possono aumentare la trasmissione di MST Consigli per la Salute Urinaria in Estate 1. Idratazione: bere abbastanza acqua è essenziale per mantenere la salute urinaria. Si consiglia di bere almeno 2 litri di acqua al giorno. 2. Igiene personale: mantenere una buona igiene personale può aiutare a prevenire le infezioni del tratto urinario. 3. Vestiti comodi: indossare vestiti comodi e traspiranti può aiutare a ridurre il rischio di irritazioni della pelle. 4. Evitare la disidratazione: evitare di trascorrere troppo tempo all’aperto senza bere abbastanza acqua. 5. Continuare le terapie prescritte o rivolgersi al medico per eventuali variazioni, continuare fitoterapici, nutraceutici o probiotici prescritti in caso di infezioni ricorrenti. 6. Mantenere uno stile di vita e alimentare costante anche in vacanza. 7. Per quanto possibile rapporti sessuali protetti. Precauzioni per i Problemi Urologici 1. Consultare un urologo: se si verificano sintomi come dolore durante la minzione o sangue nelle urine, è importante consultare un urologo. 2. Seguire le raccomandazioni del medico: se si hanno problemi urologici preesistenti, è importante seguire le raccomandazioni del medico per gestire la condizione. La salute urinaria è importante durante tutto l’anno, ma può essere particolarmente durante i mesi estivi. Seguendo i consigli e le precauzioni sopra elencate, è possibile mantenere la salute urinaria e godere di un’estate sana e felice. Se si verificano problemi urologici, non esitare a consultare un urologo. Urologia – Aventino Medical Group

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Come preparare la pelle a un intervento estetico: prevenzione e cura pre-operatoria

A cura del Dott. Gianluigi Bergamaschi Marsella, Chirurgo Plastico presso l’Aventino Medical Group, Roma La qualità della pelle influisce sul risultato chirurgico La decisione di sottoporsi a un intervento di chirurgia plastica o estetica è spesso accompagnata da un’attenta valutazione delle aspettative, del decorso post-operatorio e del risultato desiderato. Tuttavia, un aspetto spesso sottovalutato è la condizione della pelle prima dell’intervento. “Una cute danneggiata dal sole risponde male alla chirurgia,” spiega il Dott. Gianluigi Bergamaschi Marsella. L’eccessiva esposizione solare può compromettere l’elasticità cutanea, ridurre la vascolarizzazione e rallentare i processi di guarigione. Il cosiddetto fotoaging – cioè l’invecchiamento precoce causato dai raggi UV – altera la struttura del collagene e dell’elastina, rendendo la pelle meno reattiva e più soggetta a complicanze post-operatorie. Per questo motivo, preparare adeguatamente la pelle è fondamentale per ottenere risultati estetici più naturali e duraturi. Cosa succede alla pelle danneggiata dal sole? La pelle foto-danneggiata presenta alterazioni microscopiche e cliniche che influenzano direttamente la risposta a una chirurgia. Tra i segni più comuni troviamo: Tutti questi fattori compromettono la cicatrizzazione, aumentano il rischio di ematomi o sieromi, e possono determinare una risposta anomala ai fili di sutura o alla tensione tissutale. Studi clinici pubblicati su Plastic and Reconstructive Surgery e Journal of Cutaneous and Aesthetic Surgery dimostrano come una pelle ben idratata, con un buon tono e priva di danni da UV, favorisca una guarigione più rapida e con minori complicanze. Quali trattamenti pre-operatori sono consigliati? La preparazione cutanea deve iniziare almeno 6–8 settimane prima dell’intervento, con un protocollo personalizzato. Ecco alcune indicazioni utili: Per i pazienti con pelle spenta, disidratata o soggetta a pigmentazioni, è utile una consulenza combinata tra chirurgo e dermatologo per pianificare un trattamento progressivo. In questo contesto, il peeling personalizzato svolge un ruolo centrale: una volta provato, molti pazienti iniziano a curare la pelle con maggiore costanza. Il miglioramento visibile — una pelle più luminosa, tonica e sana — porta spesso a ricevere complimenti dagli amici e a non voler più trascurare un organo tanto importante come la cute. Bastano semplici trattamenti ambulatoriali, affidandosi al proprio chirurgo di fiducia, per far entrare la cura della pelle nella routine con naturalezza e soddisfazione. Domande frequenti: è davvero necessario preparare la pelle? Sì. Anche se l’intervento riguarda un’area “nascosta” (come l’addome o le cosce), la salute della pelle influisce su cicatrizzazione, edema e reattività locale. Preparare la cute: Inoltre, pazienti con pelle curata e ben vascularizzata mostrano un minor tasso di complicanze (infezioni, ritardi di guarigione, fibrosi). La letteratura scientifica conferma che anche la qualità del derma è un fattore predittivo importante nei risultati estetici. Conclusione Un intervento estetico ben riuscito dipende anche dalla qualità della pelle. Evitare l’esposizione solare, idratare in profondità e attuare una routine mirata nei mesi precedenti all’intervento è un investimento concreto sul risultato finale. Affidarsi a specialisti esperti consente di definire un percorso pre-operatorio su misura, sicuro e adatto al proprio fototipo e stile di vita. E preparati al meglio… anche sotto il sole Hai in programma un intervento estetico? Scopri come preparare la tua pelle per un risultato ottimale.Chirurgia Plastica – Aventino Medical Group

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Trattamenti estetici e sole estivo: cosa evitare e cosa scegliere

Estate e trattamenti estetici: attenzione al sole Quando si parla di bellezza, è facile dimenticare che estate e trattamenti estetici non vanno sempre d’accordo. Con l’aumento delle ore di luce e l’intensificarsi dell’esposizione ai raggi UV, la pelle subisce alterazioni significative: variazioni nella produzione di melanina, maggiore disidratazione, sensibilità cutanea. “Il sole condiziona tutto: dalla cicatrizzazione ai rischi di iperpigmentazione,” spiega la Dott.ssa Iris Feingold. Per questo motivo, alcune procedure vanno modificate, posticipate o sospese nei mesi estivi. In questo articolo vedremo quali trattamenti evitare in estate, quali privilegiare, e come mantenere la pelle luminosa e sana in sicurezza.Scoprirai anche: Trattamenti da evitare in estate: peeling, laser e acidi fotosensibilizzanti Durante i mesi estivi, alcuni trattamenti estetici aumentano il rischio di macchie cutanee, irritazioni e fotodanneggiamento. Tra questi: L’associazione tra procedure fotosensibilizzanti e raggi UV può portare a discromie persistenti e rallentare i processi di guarigione. Le principali linee guida in medicina estetica (SIME, Aesthetic Surgery Journal) raccomandano di evitare queste tecniche nei mesi più soleggiati, soprattutto nelle zone come viso, décolleté e mani. La soluzione? Rimandare questi trattamenti all’autunno, quando l’irraggiamento solare diminuisce e la pelle è meno vulnerabile. Cosa si può fare d’estate? Idratazione, luminosità e prevenzione Se è vero che alcuni trattamenti vanno evitati, è altrettanto vero che l’estate può essere il momento ideale per migliorare l’idratazione e il tono della pelle, con procedure sicure e ben tollerate anche in presenza di sole. Ecco i più indicati: Queste tecniche aiutano a mantenere la pelle fresca, compatta e protetta dagli stress ambientali. Inoltre, migliorano la tenuta dell’abbronzatura e prevengono la formazione di rughe da disidratazione. Ricorda: anche in estate la medicina estetica può essere un’alleata, a patto che venga praticata da specialisti qualificati e con protocolli adattati alla stagione. Quali precauzioni adottare per trattamenti in estate? Chi sceglie di effettuare un trattamento estetico nei mesi caldi deve seguire alcune regole fondamentali per proteggere la pelle e garantirsi risultati ottimali. Le principali sono: Anche le pelli scure o già abbronzate necessitano di attenzione: la presenza di melanina non protegge dai danni da laser o peeling. Una valutazione attenta del fototipo, delle abitudini e degli obiettivi estetici consente di definire un piano di trattamento sicuro e adatto alla stagione. Conclusione La medicina estetica non si ferma in estate, ma deve adattarsi al contesto. Evitare i trattamenti fotosensibilizzanti e concentrarsi su idratazione e prevenzione è il modo migliore per mantenere la pelle sana e luminosa. Ogni stagione ha le sue strategie: conoscere quali trattamenti sono sicuri al sole fa la differenza tra una pelle stressata e una pelle radiosa. E valorizza la tua bellezza… anche in estate Vuoi capire quali trattamenti sono adatti alla tua pelle in questa stagione?Medicina Estetica – Aventino Medical Group

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Come proteggere la tua salute intima dal caldo estivo

A cura del Dott. Giuseppe Martinelli, ginecologo presso l’Aventino Medical Group, Roma Salute intima a rischio con il caldo: cosa sapere per proteggersi Quando pensiamo all’estate, la mente corre subito alla crema solare e all’idratazione. Ma c’è un’area del corpo altrettanto delicata, spesso dimenticata: la zona intima. Il caldo estivo, il sudore, la sabbia, l’umidità e l’uso di indumenti sintetici possono alterare il naturale equilibrio della flora vaginale e aumentare il rischio di fastidi come irritazioni, cistiti, vaginiti e infezioni da candida. “La zona intima è sensibile quanto la pelle del viso,” spiega il ginecologo Dott. Giuseppe Martinelli. “In estate, il rischio di squilibri cresce, specialmente in spiaggia o in piscina, dove caldo, umidità e sabbia si combinano.” Per proteggere la salute intima femminile, è fondamentale adottare semplici accorgimenti quotidiani: preferire biancheria in cotone, scegliere detergenti delicati con pH fisiologico e prestare attenzione ai segnali che il corpo ci invia. Prevenire è il primo passo per vivere un’estate serena, anche dal punto di vista intimo. Fattori di rischio per la salute intima: età, clima e abitudini quotidiane La salute intima è fortemente influenzata dall’equilibrio del microbiota vaginale, un ecosistema protettivo composto prevalentemente da lattobacilli. Età e ormoni giocano un ruolo chiave: nei periodi di bassa estrogenizzazione (infanzia, gravidanza, menopausa), si osserva una riduzione della produzione di glicogeno, substrato utile per i lattobacilli, con conseguente aumento del pH vaginale e maggiore suscettibilità a infezioni. Ambienti caldi e umidi, tipici dell’estate a Roma, intensificano la sudorazione e la permanenza dell’umidità nella zona genitale, favorendo la proliferazione di Candida albicans, Gardnerella vaginalis e altri patogeni opportunisti. L’uso prolungato di indumenti sintetici, non traspiranti o aderenti, così come il mantenimento del costume bagnato, riduce l’ossigenazione locale e altera il film idrolipidico della mucosa. Le linee guida della European Board and College of Obstetrics and Gynaecology (EBCOG) e le raccomandazioni dell’International Urogynecological Association (IUGA) consigliano l’uso quotidiano di biancheria in cotone, detergenti intimi a pH acido fisiologico (4.0–4.5) e, in caso di squilibri ricorrenti, probiotici vaginali contenenti Lactobacillus crispatus o rhamnosus, utili per ripristinare la flora protettiva. Prevenzione: semplici gesti che fanno la differenza Per proteggere la salute intima nei mesi caldi: Una visita ginecologica prima dell’estate è particolarmente utile per chi soffre di infezioni vaginali ricorrenti o presenta sintomi anche lievi ma persistenti.  È importante prestare attenzione a segnali come prurito, bruciore, perdite anomale, cattivo odore, dolore durante i rapporti o bisogno frequente di urinare: sono campanelli d’allarme che non vanno ignorati. Rivolgersi tempestivamente a uno specialista consente di evitare complicazioni, identificare la causa del disturbo e ricevere una terapia mirata e personalizzata.  Conclusione Prenditi cura della tua salute intima, anche d’estate. Il caldo, l’umidità e le abitudini tipiche della stagione possono alterare l’equilibrio della flora vaginale e causare fastidi ricorrenti. Conoscere i fattori di rischio, adottare buone pratiche quotidiane e ascoltare i segnali del corpo è il primo passo per vivere la stagione estiva in serenità. E proteggi la tua salute intima… anche in vacanza Hai dubbi o sintomi? Parla con il tuo ginecologo di fiducia.Ginecologia – Aventino Medical Group Fonti: European Board and College of Obstetrics and Gynaecology. Guidance for women’s health in summer environments, 2021. Borges S, Silva J, Teixeira P. The role of Lactobacilli in the vaginal microbiota. Front Public Health. 2014.

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Proteggere i bambini dai rischi di danno renale causati da caldo e sole

A cura della Dott.ssa Maria Chiara Matteucci, specialista in Nefrologia  e Pediatria presso l’Aventino Medical Group, Roma Il caldo non è uguale per tutti: perché i bambini sono più a rischio L’estate porta giornate luminose e momenti all’aria aperta, ma nei bambini il sole e l’eccesso di calore possono rappresentare un rischio sottovalutato anche per i reni. Il loro organismo, infatti, non è ancora in grado di regolare la temperatura in modo efficace e ha un fabbisogno idrico maggiore rispetto agli adulti. La temperatura corporea è mantenuta bilanciando il calore risultante dal metabolismo corporeo e dall’assorbimento del calore dall’ambiente esterno. L’ evaporazione è il principale meccanismo di perdita di calore corporeo in un ambiente caldo ma può essere inefficace se la percentuale di umidità nell’ambiente è elevato. Oltre al grado di temperatura e umidità ambientale il  più elevato rischio di una malattia da calore nei bambini è dovuto a delle caratteristiche proprie dell’età. I bambini hanno rispetto agli adulti un più alto grado di metabolismo basale con conseguente maggior produzione di calore per Kg di peso corporeo. Nei più piccoli, l’esposizione a troppo calore può rapidamente portare a disidratazione e stress renale, anche senza sintomi evidenti. La superficie corporea più ampia rispetto al peso corporeo  e conseguente maggiore assorbimento di calore dall’ambiente e una sudorazione ancora poco efficiente contribuiscono a una maggiore vulnerabilità. I rischi aumentano nei neonati, nei bambini molto attivi e in caso di esposizioni prolungate. Una protezione efficace e una consapevolezza del rischio non è solo una buona abitudine: è una misura clinica di prevenzione fondamentale. Disidratazione e stress renale: un legame poco conosciuto Quando fa caldo, il corpo perde liquidi e sali minerali essenziali. Se questi non vengono reintegrati, i reni – deputati al filtraggio del sangue e alla regolazione dei sali – vanno in difficoltà. Nei bambini, una perdita anche moderata di liquidi può ridurre il volume del sangue circolante, diminuendo l’apporto di ossigeno e nutrienti ai reni. Questo può causare un temporaneo calo della funzionalità renale, con rischio di insufficienza acuta nei casi più severi. Quali sono i segnali di allerta per questo rischio? Urine molto concentrate o scarse, stanchezza insolita, febbre non spiegata, irritabilità. È fondamentale riconoscere questi sintomi precocemente e agire con una buona idratazione e, se necessario, una valutazione specialistica. Caldo e bambini: quali sono i segnali da tenere d’occhio? Nei bambini, lo stress da calore può iniziare in modo silenzioso ma progredire rapidamente. Alcuni dei segnali più frequenti includono: È fondamentale riconoscere questi sintomi precocemente e agire con una buona idratazione e, se necessario, una valutazione specialistica. Nei lattanti, anche una fontanella più infossata può essere un segno di disidratazione. Poiché i bambini spesso non riescono a esprimere il proprio disagio, è compito degli adulti vigilare con attenzione. Se il bambino appare poco reattivo o lamenta un malessere generico dopo l’esposizione al sole, è bene sospettare un possibile stress termico. Le 5 regole d’oro per prevenire lo stress da calore Una protezione adeguata consente ai bambini di godersi l’estate in sicurezza. Ecco cosa fare: Queste semplici accortezze sono raccomandate anche dalle linee guida della Società Italiana di Pediatria e possono prevenire il 90% dei casi di disidratazione legata al caldo. Quando è necessario consultare lo specialista? Alcuni segnali richiedono particolare attenzione, soprattutto se si protraggono per più di 24–48 ore: In questi casi, è utile rivolgersi a un nefrologo pediatra per escludere un possibile coinvolgimento renale. Cosa valuta lo specialista? Il consulto specialistico può includere: Individuare precocemente uno squilibrio renale consente di intervenire in modo mirato e prevenire complicazioni, soprattutto nei mesi più caldi. Conclusione Il benessere dei reni comincia dai piccoli segnaliIn estate, anche un lieve malessere può nascondere un sovraccarico per i reni ancora immaturi dei più piccoli. Prestare attenzione ai sintomi e agire con tempestività significa proteggerli oggi e prevenire problemi domani. Il benessere dei reni comincia dai piccoli segnali Un controllo tempestivo può fare la differenza. Ascolta i segnali del corpo, affidati a chi li sa leggere! Nefrologia pediatrica – Aventino Medical Group