Controllo della tiroide: esami, ecografia e patologie

Screening della tiroide: come si svolge, quali esami comprende e quali patologie può individuare

A cura del Dott. Alessio Maiorino, Endocrinologo presso l’Aventino Medical Group, Roma

La tiroide è una piccola ghiandola situata nella parte anteriore del collo, ma svolge un ruolo fondamentale nell’equilibrio dell’intero organismo. Attraverso la produzione degli ormoni tiroidei, contribuisce infatti a regolare il metabolismo, il consumo di energia, la temperatura corporea, la frequenza cardiaca e numerose altre funzioni.

Quando la tiroide lavora troppo, troppo poco oppure presenta alterazioni della propria struttura, i sintomi possono essere molto diversi e, soprattutto nelle fasi iniziali, poco specifici: stanchezza, variazioni di peso, palpitazioni, nervosismo, intolleranza al caldo o al freddo, alterazioni dell’umore o disturbi del sonno possono avere numerose cause.

Per questo motivo, quando esiste un sospetto clinico o sono presenti fattori di rischio, un controllo della tiroide permette di valutarne sia il funzionamento sia, quando indicato, la struttura.

Che cosa significa controllare la tiroide?

La valutazione della tiroide non si basa su un unico esame.

In genere comprende tre livelli complementari:

1. La visita endocrinologica, durante la quale vengono valutati sintomi, storia personale e familiare e caratteristiche della ghiandola.

2. Gli esami del sangue, che consentono di capire come sta funzionando la tiroide e, in determinati casi, se è presente un processo autoimmune.

3. L’ecografia tiroidea, che permette di studiare la struttura della ghiandola e identificare eventuali noduli o altre alterazioni anatomiche.

È importante comprendere la differenza: gli esami ematici ci dicono soprattutto come funziona la tiroide, mentre l’ecografia ci mostra soprattutto come è fatta.

Una tiroide può quindi avere valori ormonali normali ma presentare un nodulo all’ecografia; allo stesso modo, può essere strutturalmente poco alterata ma funzionare troppo o troppo poco.


1. La visita endocrinologica

Il primo passaggio è la raccolta della storia clinica.

L’endocrinologo valuta l’eventuale presenza di sintomi compatibili con una disfunzione tiroidea e prende in considerazione alcuni elementi che possono aumentare la probabilità di sviluppare una patologia della tiroide.

Tra questi possono rientrare:

  • familiarità per malattie tiroidee;
  • precedenti patologie autoimmuni;
  • diabete di tipo 1 o altre malattie autoimmuni;
  • precedenti problemi alla tiroide;
  • presenza di gozzo o noduli;
  • terapie o farmaci che possono interferire con la funzione tiroidea;
  • precedenti trattamenti o irradiazione della regione cervicale;
  • gravidanza o particolari fasi della vita, quando clinicamente rilevanti.

Durante la visita il medico può inoltre osservare e palpare la regione del collo per valutare dimensioni, consistenza e regolarità della tiroide e verificare l’eventuale presenza di noduli o ingrossamenti.

La presenza di un solo sintomo, tuttavia, non è sufficiente per diagnosticare una malattia tiroidea: molti disturbi attribuiti comunemente alla tiroide possono avere altre cause.

2. Gli esami del sangue: che cosa misurano?

Operatore sanitario in un contesto clinico pulito mentre si prepara per un prelievo ematico destinato al dosaggio degli ormoni tiroidei. 

TSH: il principale indicatore della funzione tiroidea

Il TSH (Thyroid Stimulating Hormone) è prodotto dall’ipofisi e ha il compito di stimolare la tiroide a produrre i propri ormoni.

È generalmente il primo esame utilizzato per valutare la funzione tiroidea.

In termini semplificati:

  • un TSH elevato può suggerire che la tiroide stia lavorando meno del necessario;
  • un TSH basso può suggerire che la tiroide stia lavorando eccessivamente.

Il dato deve comunque essere interpretato insieme al quadro clinico e, quando necessario, agli altri ormoni tiroidei.

FT4: la tiroxina libera

L’FT4, o tiroxina libera, rappresenta una delle principali forme di ormone tiroideo presente nel sangue.

L’interpretazione combinata di TSH e FT4 permette di distinguere diverse condizioni:

  • TSH alto + FT4 basso: Può essere indicativo di ipotiroidismo manifesto.
  • TSH alto + FT4 normale : Può essere compatibile con ipotiroidismo subclinico.
  • TSH basso + FT4 alto : Può indicare ipertiroidismo manifesto.
  • TSH basso + FT4 normale : Può essere necessario approfondire con FT3 per valutare, tra le altre possibilità, un ipertiroidismo subclinico.

In presenza di un TSH al di sotto dell’intervallo di riferimento, infatti, può essere indicato misurare anche l’FT3.

3. Gli anticorpi tiroidei: Anti-TPO e Anti-Tg

Alcune delle più comuni malattie della tiroide sono di origine autoimmune: il sistema immunitario produce anticorpi diretti contro componenti della stessa ghiandola.

Anticorpi anti-tireoperossidasi – Anti-TPO

Gli anticorpi anti-TPO sono particolarmente utili quando si sospetta una patologia autoimmune della tiroide.

La loro positività è frequentemente associata alla tiroidite autoimmune di Hashimoto, una delle principali cause di ipotiroidismo.

Possono tuttavia essere presenti anche in altre condizioni autoimmuni tiroidee e, in alcuni soggetti, possono risultare positivi senza che sia presente una disfunzione tiroidea clinicamente manifesta.

Anticorpi anti-tireoglobulina – Anti-Tg

Gli anticorpi anti-tireoglobulina (Anti-Tg) rappresentano un ulteriore indicatore di autoimmunità tiroidea e possono essere presenti soprattutto nelle tiroiditi autoimmuni.

Anche in questo caso, il risultato non deve essere interpretato isolatamente ma insieme a TSH, FT4, ecografia e quadro clinico.

Gli anticorpi tiroidei, quindi, non servono a diagnosticare un tumore della tiroide: hanno principalmente il compito di contribuire alla valutazione delle patologie autoimmuni.

4. L’ecografia tiroidea: che cosa permette di vedere?

Medico specialista che esegue un'ecografia al collo del paziente posizionando la sonda per analizzare la struttura della tiroide. 

L’ecografia della tiroide è un esame non invasivo, indolore e privo di radiazioni ionizzanti.

Il paziente viene fatto sdraiare con il collo leggermente esteso. Il medico applica una piccola quantità di gel sulla cute e utilizza una sonda ecografica per osservare la ghiandola.

L’esame consente di valutare:

  • dimensioni della tiroide;
  • volume dei due lobi;
  • struttura e omogeneità del tessuto;
  • eventuale presenza di noduli;
  • numero e dimensione dei noduli;
  • caratteristiche ecografiche dei noduli;
  • presenza di cisti;
  • eventuali segni compatibili con processi infiammatori o autoimmuni;
  • linfonodi della regione cervicale, quando necessario.

Che cosa succede se viene trovato un nodulo?

I noduli tiroidei sono molto comuni e la maggior parte è benigna.

La scoperta di un nodulo non significa quindi avere un tumore.

L’ecografia consente però di studiarne alcune caratteristiche, tra cui composizione, ecogenicità, margini, forma ed eventuale presenza di calcificazioni o linfonodi sospetti.

In base alle caratteristiche ecografiche e alle dimensioni, il medico può stabilire se sia sufficiente il monitoraggio oppure se sia opportuno procedere con ulteriori accertamenti, come l’agoaspirato tiroideo ecoguidato.

Quali malattie può aiutare a individuare un controllo della tiroide?

Il controllo può portare all’identificazione di condizioni molto diverse tra loro.

Ipotiroidismo

Nell’ipotiroidismo la tiroide produce una quantità insufficiente di ormoni tiroidei.

Può manifestarsi con:

  • stanchezza;
  • sonnolenza;
  • maggiore sensibilità al freddo;
  • aumento di peso;
  • pelle secca;
  • rallentamento intestinale;
  • difficoltà di concentrazione;
  • alterazioni del tono dell’umore;
  • alterazioni del ciclo mestruale.

La diagnosi deriva principalmente dalla valutazione di TSH e FT4.

Esistono inoltre forme subcliniche, nelle quali il TSH è alterato mentre l’FT4 rimane ancora nei valori di riferimento.

Tiroidite di Hashimoto

La tiroidite cronica autoimmune di Hashimoto è una malattia nella quale il sistema immunitario reagisce contro la tiroide.

Nel tempo può determinare una progressiva riduzione della funzione della ghiandola e quindi ipotiroidismo.

La valutazione può comprendere:

  • TSH;
  • FT4;
  • anticorpi anti-TPO;
  • eventualmente anticorpi anti-Tg;
  • quadro ecografico della tiroide.

Avere anticorpi positivi non significa necessariamente avere già un ipotiroidismo: funzione e autoimmunità sono due aspetti collegati, ma distinti.

Ipertiroidismo

Nell’ipertiroidismo la tiroide produce una quantità eccessiva di ormoni tiroidei.

Tra i possibili sintomi:

  • palpitazioni;
  • tachicardia;
  • perdita di peso non intenzionale;
  • nervosismo o irritabilità;
  • tremori;
  • eccessiva sudorazione;
  • intolleranza al caldo;
  • difficoltà a dormire;
  • aumento della frequenza delle evacuazioni.

Gli esami possono evidenziare un TSH ridotto, associato nelle forme manifeste a un aumento di FT4 e/o FT3.

Malattia di Graves-Basedow

La malattia di Graves-Basedow è una delle principali cause di ipertiroidismo autoimmune.

Quando il quadro clinico e ormonale suggerisce questa possibilità, possono essere richiesti anticorpi specifici diretti contro il recettore del TSH, denominati TRAb.

Questi anticorpi non fanno necessariamente parte di un controllo iniziale di routine, ma vengono utilizzati quando è necessario approfondire la causa di un ipertiroidismo.

Tiroiditi

La tiroide può essere interessata anche da processi infiammatori di diversa origine.

Alcune tiroiditi possono provocare inizialmente il rilascio nel sangue degli ormoni già contenuti nella ghiandola, determinando una fase temporanea di tireotossicosi; successivamente può comparire una fase di ridotta funzione tiroidea.

Gli accertamenti necessari dipendono dal tipo di tiroidite sospettata e dalla storia clinica.

Gozzo

Per gozzo si intende un aumento delle dimensioni della tiroide.

Può essere:

  • diffuso;
  • associato a uno o più noduli;
  • presente con funzione tiroidea normale;
  • associato a ipotiroidismo o ipertiroidismo.

La combinazione di visita, esami ormonali ed ecografia permette di definirne le caratteristiche e stabilire se siano necessari ulteriori approfondimenti.

Noduli tiroidei

Un nodulo è un’area circoscritta della tiroide con caratteristiche differenti rispetto al tessuto circostante.

Può essere:

  • solido;
  • cistico;
  • misto;
  • singolo;
  • parte di una tiroide multinodulare.

La maggior parte dei noduli tiroidei è benigna.

Lo scopo dell’ecografia non è semplicemente constatare la presenza del nodulo, ma valutarne il profilo di rischio e stabilire se sia necessario controllarlo nel tempo o eseguire ulteriori indagini.

Tumore della tiroide

Una delle finalità della valutazione di un nodulo è anche riconoscere eventuali caratteristiche che richiedano accertamenti per escludere una neoplasia tiroidea.

È importante però fare una distinzione: gli esami TSH, FT4, Anti-TPO e Anti-Tg non sono test di screening per il carcinoma tiroideo.

Molti tumori della tiroide, infatti, possono comparire in persone con funzione tiroidea perfettamente normale.

Quando un nodulo presenta caratteristiche ecografiche considerate sospette, l’endocrinologo può indicare un agoaspirato con esame citologico.

La calcitonina e altri marcatori non vengono necessariamente richiesti come esami di routine per qualsiasi nodulo, ma vengono utilizzati in situazioni cliniche specifiche.

Quando può essere utile controllare la tiroide?

È opportuno discuterne con il medico soprattutto in presenza di:

  • stanchezza persistente non spiegata;
  • variazioni significative e non intenzionali del peso;
  • palpitazioni o tachicardia;
  • particolare sensibilità al caldo o al freddo;
  • tremori;
  • alterazioni persistenti dell’alvo;
  • alterazioni del ciclo mestruale;
  • gonfiore o nodulo visibile o palpabile al collo;
  • familiarità per patologie tiroidee;
  • presenza di altre malattie autoimmuni;
  • precedente diagnosi di patologia tiroidea.

Un cambiamento della voce, difficoltà a deglutire o respirare oppure una massa cervicale che aumenta rapidamente di volume richiedono invece una valutazione medica tempestiva.

Screening e diagnosi: una distinzione importante

Nel linguaggio comune si parla spesso di “screening della tiroide” per indicare un check-up.

In medicina, però, screening significa sottoporre sistematicamente persone prive di sintomi a un esame per individuare precocemente una malattia.

Per la disfunzione tiroidea non esiste attualmente un consenso internazionale che raccomandi uno screening completo indiscriminato di tutti gli adulti asintomatici.

Il controllo assume invece particolare valore quando esistono sintomi, segni clinici, familiarità o fattori di rischio, oppure quando il medico ritiene opportuno approfondire la funzione o la struttura della ghiandola.

In pratica: come si svolge un check-up tiroideo?

Un percorso completo può essere estremamente semplice.

1. Visita endocrinologica

Il medico raccoglie la storia clinica, valuta eventuali sintomi e fattori di rischio ed esamina la regione tiroidea.

2. Ecografia tiroidea

In pochi minuti è possibile studiare morfologia, dimensioni e struttura della ghiandola e verificare l’eventuale presenza di noduli.

3. Prelievo di sangue

Gli esami selezionati in base al caso consentono di valutare la funzione tiroidea e, quando indicato, la presenza di autoimmunità.

4. Interpretazione complessiva

Il vero valore del controllo deriva dall’interpretazione congiunta dei risultati: sintomi, visita, valori ematici ed ecografia non devono essere considerati separatamente.

Solo attraverso questa valutazione complessiva è possibile stabilire se la tiroide è sana, se è opportuno eseguire ulteriori accertamenti oppure se è necessario iniziare un monitoraggio o un trattamento.

Un piccolo controllo per una ghiandola che influenza tutto l’organismo

Le patologie tiroidee possono essere molto diverse: alcune riguardano il funzionamento della ghiandola, altre la sua struttura e altre ancora il sistema immunitario.

Un controllo mirato permette di distinguere queste condizioni e, quando esiste un’indicazione clinica, di riconoscere precocemente alterazioni che potrebbero richiedere approfondimenti.

Per questo la valutazione della tiroide non dovrebbe essere ridotta a un singolo valore di laboratorio: visita endocrinologica, esami ematici ed ecografia forniscono informazioni differenti e complementari.

Medico endocrinologo in colloquio con un paziente in uno studio medico accogliente, pronto a offrire supporto per la salute della tiroide. 

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